Nuove geografie dello sguardo

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Working Title Film Festival 4 cambia date – dall’1 al 5 ottobre – ma rimane la forte carica simbolica che il Primo maggio portava con sé e si rafforza la voglia di parlare di lavoro attraverso sguardi e rappresentazioni non banali e inedite.

Altra novità, assai gradita, un cambio di location: le proiezioni del concorso internazionale sono ospitate dalla sala cinematografica storica di Vicenza, il Cinema Odeon, da sempre sensibile a un cinema di qualità e “altro”.

WTFF4_catalogo_copertinaSensibile al cinema, ma anche alla dimensione conviviale legata al buon vino (e non solo), è Bottega Faustino che ospita l’inaugurazione del festival con la presentazione di un libro, La dissolvenza del lavoro di Emanuele Di Nicola, che prosegue idealmente la riflessione germinata lo scorso anno nella conferenza sulla rappresentazione del lavoro nell’audiovisivo nell’ultimo decennio.

Zerogloss / Exworks rimane invece un punto di riferimento fin dalla prima edizione: in questa suggestiva ex officina meccanica, oggi design store e spazio creativo, per il secondo anno si svolgono le proiezioni della sezione “Extraworks” dedicata al cinema sperimentale, ibrido, alla video arte, alla performance. Questa stessa location ospita un’altra novità di questa edizione: “Work in progress”, un meeting tra produttori e registi con progetti sul tema del lavoro in fase di sviluppo. Un primo tassello nella costruzione di un’offerta sempre più articolata, che oltre che “vetrina” diventi un po’ “officina”, come già sperimentato nello scorso inverno con il progetto spin-off “WTFF @ Ferrovieri”.

La selezione dei film di quest’anno mi riempie di orgoglio per diversi motivi. Uno di questi, che scontato non è, è la numerosa presenza di registe in tutte le sezioni (circa la metà dei film). Non una mera questione di quote rosa, ma di alta qualità dei film proposti, che sono anche stati realizzati da donne. È un dato incoraggiante, visto che alcuni ruoli come la regia (ma anche la fotografia, il suono…) sono monopolizzati dal genere maschile.

Le registe dei film in concorso, ma anche i loro colleghi maschi, ci offrono sguardi inediti e personali sulla società odierna nella dimensione locale e globale: l’Iran e la difficile situazione delle donne (Time to change), un Vietnam polarizzato tra lavori tradizionali legati alla terra (Hoa) e l’industria dell’elettronica di consumo che sfrutta le sue lavoratrici (Nimble Fingers), così come sono sfruttati in Germania i camionisti rumeni di Am Cu Ce – Pride. E ancora, una Russia completamente trasformata, vista attraverso lo sguardo della regista che vi torna dopo 20 anni (Wir träumten vom Frühling). La caduta del blocco socialista ha influenzato anche la vita e il lavoro del protagonista cubano di El Des-bloque socialista.

Di acqua, di fuoco e quello che resta, Ronco rumor remoto e Drømmeland sono abitati da personaggi solitari che incarnano la dialettica cultura/natura, di cui il lavoro è un tentativo di sintesi.

Così come accade al protagonista di L’ora d’acqua, subacqueo di professione. Il giardino costituisce invece un rifugio dall’afa e dal lavoro ripetitivo della costruzione della Pedemontana veneta. Het geluk van honden / A Dog’s Luck si spinge fino a ribaltare la prospettiva adottando il punto di vista animale. La narrazione del lavoro in questa edizione si tinge anche di noir: Cold Blow Lane disegna scenari lavorativi e umani post-moderni nel Regno Unito della Brexit, mentre La epidemia svela, attraverso uno scoop giornalistico, il complotto per risolvere l’annosa questione delle pensioni in Spagna.

Nella sezione Extraworks si possono rintracciare due fili conduttori principali: il rapporto con la memoria e la riflessione sul lavoro intellettuale e artistico. Et in terra Pacis disvela il passato doloroso di un luogo oggetto di un radicale restauro; la Memoria del Fuego è racchiusa nei gesti dei lavoratori di una manifattura di sigari in Nicaragua; Yi Xiang Yu Suo / Foreign Quartiers è il tentativo di far emergere dalle immagini della Cina contemporanea il legame di sangue che lega questa nazione al regista srilankese. In Being and Becoming le aspirazioni artistiche della giovinezza si concretizzano in un lavoro che in fondo non ci è andato tanto lontano. La regista di Can you see work? invece si chiede che cosa nella società contemporanea sia considerato lavoro e rivendica l’importanza dell’otium. Infine Mitten ci conduce attraverso il processo creativo dietro l’ideazione di una coreografia.
Le parole, soprattutto se costrette come in questo caso all’estrema sintesi, non potranno mai restituire l’intensità e la complessità dell’esperienza della visione. Ci vediamo in sala.

Marina Resta
direttrice artistica di Working Title Film Festival

Foto Marina RestaMarina Resta (Altamura, Bari, 1984). Ha studiato cinema all’Università di Bologna e alla Freie Universität Berlin. Ha frequentato il corso di Documentario alla Scuola Civica “Luchino Visconti” a Milano e un Master in Produzione e Comunicazione alla Ca’ Foscari di Venezia. Come filmmaker ha realizzato Milano fa 90 (2013), L’acqua calda e l’acqua fredda (2015). Nel 2018 Tracce di Rocco è tra i 10 progetti finalisti del Premio Zavattini. Dal 2016 è direttrice artistica e organizzatrice di Working Title Film Festival a Vicenza.

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